Donna moderna
Ispirazioni

Una casa di design che ‘dialoga’ con il giardino

Grandi portefinestre, lucernari 'furbi' e un corridoio di vetro: qui la natura trova mille ingressi. Interno ed esterno si confrontano e generano benessere

Tutto comincia alla fine del 2011, quando una coppia di appassionati di architettura e di avventure creative (fra cui la grafica tessile, ma anche il bricolage e i piccoli lavori in muratura) s’imbatte in quel che resta di una delle unità unifamiliari costruite per i veterani della Seconda Guerra Mondiale a Parkhurts, nei pressi di Johannesburg. «Era così malmessa che l’agente immobilare pensava fosse impossibile convincere qualcuno a comprarla» sorride Christo. «Ma a noi piaceva l’idea di occuparci di un posto bisognoso d’amore. Partendo da luce e piante». Per regalare alla vecchia struttura tutto l’affetto che meritava sono occorsi oltre quattro anni, durante i quali i proprietari non si sono risparmiati i ‘brainstorming’: «Ne avremo avuti un centinaio. Schizzavamo il progetto, lo cancellavamo, lo ridisegnavamo e poi lo rielaboravamo ancora» raccontano oggi, piacevolmente esausti. Fra le idee più ricorrenti è comparsa da subito la grande sala da pranzo con una generosa zona cottura, declinata in una palette bicromatica bianco + nero, essenziale e decisa. E poi il geniale corridoio in cristallo per collegare la casa all’ex box auto, adesso trasformato in studio per Christo. Fin dal primo momento, il desiderio di un rapporto speciale fra la piccola villa e ciò che la circonda ha guidato molte scelte. Il giardino, originariamente accessibile solo da alcune stanze, grazie alla nuova disposizione le mette tutte in comunicazione, come un grande tappeto da godersi a piedi scalzi. I muri di cinta, invece, forniscono un supporto perfetto per diversi angolini funzionali. «La vicinanza con la strada non ci infastisce, anzi» confida Nico. «Questo quartiere, un tempo poco considerato, oggi è movimentato e conviviale, quindi ascoltare i rumori che scavalcano il muro è piacevole. Io, in particolare, sono uno studioso di urbanistica e ci tenevo a un collegamento fra il nostro spazio privato e la città: così ci siamo riusciti in modo discreto».

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